Simone Turconi

Rinoceronti: storia di una caccia senza tregua

E’ da decenni che i rinoceronti sono a rischio di estinzione e la situazione è ancora critica.

Di Simone Turconi – 19 marzo 2025

I rinoceronti sono tra gli animali più affascinanti presenti in natura, maestosi e possenti, sono da sempre oggetto di leggende e miti, di culti e venerazioni. Nonostante la mole imponente e le armi micidiali di cui dispone, questo mammifero è solitamente tranquillo, attacca infatti solo se si sente minacciato. L’attacco di un rinoceronte può essere decisamente mortale, infatti carica il nemico in modo furioso facendo affidamento solamente sull’udito (la loro vista infatti è molto scarsa) e travolgendo tutto ciò che si trova davanti. Questa strategia di difesa, però, ha costituito, uno svantaggio enorme per la sopravvivenza di questo animale negli ultimi 150 anni. Infatti, tale comportamento  è decisamente controproducente contro i potenti e precisi fucili da caccia dei primi colonizzatori europei e degli attuali bracconieri.

I rinoceronti sono animali con diffusione Paleotropicale, si trovano cioè in soltanto Africa e Asia, anche se ormai solo in piccole aree quasi puntiformi. Di questo bellissimo e antico mammifero ne esistono 5 specie differenti, 2 in Africa (rinoceronte bianco e rinoceronte nero) e 3 in Asia (rinoceronte di Sumatra, rinoceronte Indiano e rinoceronte di Giava), meno conosciute e studiate di quelle del continente nero. Ogni specie, ovviamente, è diversa dalle altre, sia per caratteristiche fisiche che comportamentali; i rinoceronti bianchi sono i più grandi, arrivano a pesare fino a 4,5 tonnellate e possono essere lunghi quasi 5 metri (grazie a queste clamorose misure sono i mammiferi terrestri più grossi dopo l’elefante), al contrario gli esemplari che abitano l’isola di Sumatra sono i più piccoli. Anche a livello di comportamento le specie mostrano qualche differenza, ad esempio, più solitario e irascibile il rinoceronte nero, più gregario e tranquillo quello bianco.

C’è un tratto che accumuna però tutte queste 5 specie: il loro inesorabile declino e il rischio, sempre più concreto, della loro scomparsa. Ad essere minacciate sono, in maniera differente, tutte le varietà del mammifero. Le cause sono comuni e vanno rintracciate soprattutto nella caccia di frodo e nel bracconaggio, oltre che nella ormai impietosa perdita di spazi vitali. L’oggetto del desiderio dei bracconieri è il “prezioso” corno, che negli esemplari più grandi di rinoceronte bianco può raggiungere lunghezze superiori anche al metro. Il suo valore, sul mercato nero, può addirittura superare i 90.000 dollari al chilo e la domanda, soprattutto proveniente dalla Cina e dal Sud-Est Asiatico è in continuo aumento. Tutto ciò poiché ai corni vengono asserite, dalla “medicina tradizionale”, qualità miracolose per la cura del cancro, dell’impotenza e di altre patologie più o meno importanti. Ovviamente, non c’è nessuno studio scientifico che dimostri le proprietà magiche di questo oggetto; ed è anche abbastanza difficile pensare che effettivamente possa apportare tali benefici: infatti è costituito da cheratina, la stessa sostanza che forma capelli e unghie. Inoltre, per alcune antichi retaggi culturali, in alcune zone, possedere il corno di un rinoceronte è considerato uno status symbol e un segno di forza e ricchezza; e purtroppo questo mercato fiorente e in continuo aumento contribuisce alla scomparsa dell’animale.

Guardando i numeri della caccia illegale ci si rende conto che quello della salvaguardia dei rinoceronti è un tema sempre più a rischio e che le misure prese fino ad ora, hanno solo in parte tamponato il problema. Il bracconaggio ha portato all’estinzione di questo animale in 7 paesi dell’Africa, e all’uccisione del 90% della popolazione in Kenya, Tanzania e Zambia. In Asia le sorti del rinoceronte di Sumatra e del rinoceronte di Giava sembrano ormai segnate, infatti le due popolazioni rimaste sono poco numerose (i primi infatti contano meno di 250 individui, mentre i secondi non arrivano neanche al centinaio), e le pressione venatoria è in continuo aumento. Il rinoceronte indiano, invece, anche se è considerato ancora a rischio di estinzione, ha avuto una buona ripresa negli ultimi anni, grazie alle politiche di conservazione messe in atto dal governo indiano e nepalese con l’aiuto del WWF. Infatti, circa 100 anni fa la situazione era drammatica (la minaccia principale per questa specie era data dalla caccia sportiva ad opera dei colonizzatori britannici), la stima della popolazione era circa 110 esemplari e la specie sembrava sull’orlo delle estinzione; ma miracolosamente non fu così, ed ora sono circa 3500 i rinoceronti indiani che popolano le antiche aree naturali. Anche in Africa la situazione è migliorata, e negli ultimi anni il tasso di crescita del rinoceronte bianco è stato del  7%, mentre quello del nero di circa il 5%. Questi dati però non mostrano in modo totale lo status delle due specie, infatti ad essere minacciate sono le loro sottospecie che abitano la porzione centrale del continente. Un caso emblematico è quello della sottospecie ‘rinoceronte bianco settentrionale’: questa popolazione conta infatti solo tre esemplari, due femmine e un maschio, che vivono notte e giorno sotto la supervisione costante di forze armate nel parco di Pejeta in Kenia. Misure drastiche ma inutili per evitare l’estinzione.

In ogni caso, la creazione di grosse aree protette (soprattutto in Sudafrica, dove vive più della metà dei rinoceronti al mondo), la formulazione di leggi restrittive e le pene molto dure nei confronti dei bracconieri hanno dato respiro ad animali che sembravano destinati a scomparire. Questa è però solo una piccola vittoria, ogni anno infatti i bracconieri eliminano ancora centinaia di esemplari di rinoceronti per impossessarsi dei loro corni; ma i numeri parlano di un lieve ripresa, e, per quanto piccolo questo è un dato ci può fare un po’ sperare per il futuro di questi splendidi animali.

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